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“Recessione”: che brutta parola per iniziare un nuovo anno! È la parola che, in questo momento, più ci fa temere e tremare, pensando a noi stessi, alle nuove generazioni e, in particolare, ai nostri figli. Riusciremo a mantenere per noi e a garantire loro il tenore di vita che a fatica abbiamo raggiunto? Oppure ci aspetta un tempo di rinunce, di sacrifici, di vita grama? Dopo aver vissuto fra sperperi incoscienti il tempo delle “vacche grasse” e delle “spighe piene e belle”, saremo in grado di affrontare quello delle “vacche magre” e delle “spighe vuote” [riferimento a un episodio raccontato in Genesi 41, ndr], che ci ha colti del tutto impreparati? Dopo aver ascoltato (e in troppi, ahimè, creduto!) “le visioni vane e illusorie” di profeti politici che ci assicuravano che tutto andava bene, che “a differenza delle altre nazioni l’Italia non aveva problemi” e che anzi aveva “un’economia forte, stabile e inattaccabile”, riusciremo a reagire e a superare lo smarrimento provato davanti a chi ci ha ricordato che invece “eravamo sull’orlo del baratro”? E da questo “baratro” ci salveremo o finiremo per caderci dentro?
In una lettera pubblicata sul Corriere della Sera il 24 dicembre, una lettrice ha scritto al cardinale Carlo Maria Martini, ponendo alcuni quesiti sulla fede, esprimendo tutti i suoi dubbi e anche un certo risentimento di fondo verso il cristianesimo in generale e verso il cattolicesimo in particolare. Domande quali: Perché alcuni hanno il dono della fede e altri no? Perché Dio non si degna di farmi avere la fede nonostante lo abbia chiesto a lungo? Perché Dio è crudele e vuole colpevolizzarci? Perché Gesù è nato proprio in quel momento e in quel posto? Che ne sarà di quelli nati prima della sua venuta? Perché dobbiamo evangelizzare quelli di altre religioni? Domande oneste, legittime, anche se poste con fervore. Non sono però le domande ad averci colpito e lasciati con un profondo senso di tristezza, ma l’assoluta assenza di risposte concrete da parte di uno dei più conosciuti e stimati prelati della chiesa cattolica. Capiamo anche il poco spazio a disposizione, ma bisognava almeno provarci a rispondere a quelle domande! Domande per le quali la Bibbia, quindi il Signore stesso attraverso di essa, ha risposte chiare e inequivocabili.
“La «particella di Dio» ha lasciato un’impronta”, è il titolo di un articolo apparso sul Corriere della Sera del 14 dicembre. Di cosa si sta parlando? Di una scoperta fatta dal Cern di Ginevra riguardo l’ipotetico bosone di Higgs, che starebbe alla base della formazione dell’Universo. Questa particella, definita “di Dio” dal fisico premio Nobel Leon Max Lederman, avrebbe ora fatto capolino in uno degli esperimenti fatti con il superacceleratore LHC, nel quale si cercano di riprodurre le condizioni dell’universo in una frazione di secondo dopo il Big Bang. Ma, fisica a parte, possiamo davvero trovare un’impronta di Dio?
Che questi siano tempi difficili risulta ormai chiaro a tutti. In questi ultimi mesi siamo tutti diventati esperti di economia: guardiamo con timore l’andamento dello spread tra i nostri Btp e i bund tedeschi, tremiamo all’idea che il nostro paese vada in default. Iniziamo a vedere la pensione (di anzianità? vecchiaia? contributiva?) come una meta ogni giorno più lontana e il posto fisso come una bella favola che apparteneva ai nostri nonni o genitori. Tutti i diritti sindacali che sembravano acquisiti, stanno diventando carta straccia e aspettiamo ormai con rassegnazione le prossime terribili stangate delle future manovre finanziarie.
Viene allora da chiedersi, davanti a tutta questa crisi, chi erano le migliaia di persone in fila, da notte fonda, davanti a un nuovo negozio Trony di Roma, accomunate dalla speranza di acquistare un prodotto elettronico di ultima generazione…