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Tutti noi conosciamo l’art. 1 della Costituzione Italiana: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Purtroppo, sempre più spesso, si parla di Repubblica affondata sul lavoro. E c’è poco da ridere. Nel 2011 sono state circa 20.000 le aziende che hanno chiuso per la crisi, 50.000 i posti di lavoro persi, 300.000 dal 2009. Saranno 700.000 i nuovi disoccupati dell’industria per il periodo 2008-2013. Circa un giovane su quattro tra i 25 e i 35 anni non studia e non lavora e una buona parte di loro il lavoro non lo cerca nemmeno più. Sono ormai due al giorno quelli che si tolgono la vita, impiegati o imprenditori, a causa della crisi del lavoro. E tra quelli che un lavoro ancora ce l’hanno, ogni giorno tre di loro non tornano più a casa alla sera, uccisi da quello che doveva dare loro i mezzi per vivere.
27 marzo 2012: sono già 46 le donne in Italia uccise dai propri mariti o compagni dall’inizio dell’anno. Una ogni due giorni. Nel mondo, una ogni 8 minuti. Per una donna tra i 14 e i 40 anni è la prima causa di morte. Si stima che in Italia una donna su 10 abbia subito violenza dal proprio partner. Sono dati agghiaccianti, ma che danno solo una pallida idea del reale fenomeno, visto che nel 90% dei casi la violenza non viene denunciata, nel 30% mai nemmeno confidata a qualcuno. Uomo e donna, invece che aiuto complementare l’uno per l’altra, diventano nemici. E l’uomo spesso si trasforma in carnefice.
Una delle straordinarie meraviglie del progetto creativo di Dio che balza agli occhi, leggendo il racconto contenuto nel primo capitolo della Genesi, è sicuramente l’incredibile abbondanza di elementi prodotti dalla potenza della sua Parola: miriadi di stelle nel cielo, ciascuna di esse diversa da tutte le altre, e sulla terra migliaia di specie diverse di “erbe”, di “alberi fruttiferi”, di “uccelli”, di “animali acquatici”, di “bestiame”, di “rettili” e di “animali selvatici”. E infine l’uomo, anche lui con la sua diversità: “li creò maschio e femmina”. Si potrebbe sintetizzare il racconto della creazione con una frase: “Nel principio Dio creò la diversità”. Proviamo ad immaginare un universo con stelle e pianeti tutti uguali e una terra con erbe ed alberi, uccelli, bestiame, rettili ed animali selvatici tutti di una sola specie ed un uomo soltanto maschio e soltanto femmina...
“Recessione”: che brutta parola per iniziare un nuovo anno! È la parola che, in questo momento, più ci fa temere e tremare, pensando a noi stessi, alle nuove generazioni e, in particolare, ai nostri figli. Riusciremo a mantenere per noi e a garantire loro il tenore di vita che a fatica abbiamo raggiunto? Oppure ci aspetta un tempo di rinunce, di sacrifici, di vita grama? Dopo aver vissuto fra sperperi incoscienti il tempo delle “vacche grasse” e delle “spighe piene e belle”, saremo in grado di affrontare quello delle “vacche magre” e delle “spighe vuote” [riferimento a un episodio raccontato in Genesi 41, ndr], che ci ha colti del tutto impreparati? Dopo aver ascoltato (e in troppi, ahimè, creduto!) “le visioni vane e illusorie” di profeti politici che ci assicuravano che tutto andava bene, che “a differenza delle altre nazioni l’Italia non aveva problemi” e che anzi aveva “un’economia forte, stabile e inattaccabile”, riusciremo a reagire e a superare lo smarrimento provato davanti a chi ci ha ricordato che invece “eravamo sull’orlo del baratro”? E da questo “baratro” ci salveremo o finiremo per caderci dentro?